La rinascita del lago d’Orta

Premessa

Le acque di laghi e fiumi rappresentano un capitale naturale essenziale per la salute pubblica e per sostenere tantissime attività economiche. I laghi, per esempio, ci forniscono numerosi servizi come acqua per uso domestico, irrigazione e uso industriale, cibo, energia idroelettrica, controllo delle inondazioni, regolazione del clima, attività ricreative e turismo, nonché vie per la navigazione e il trasporto. Questo capitale deve essere quindi protetto, valorizzato e gestito in modo sostenibile. Al momento, tuttavia, si assiste a un crescente fenomeno di peggioramento della qualità delle acque lacustri, a causa delle attività umane sempre più intense. L’inquinamento idrico, in particolare, è considerato una delle principali minacce alla conservazione degli ecosistemi lacustri. In questo scenario, è fondamentale monitorare la qualità delle acque e la salute degli organismi che popolano i laghi, per fare in modo che gli impatti dannosi vengano eliminati prima che le loro conseguenze diventino irreversibili.

L’inquinamento idrico, in particolare, è considerato una delle principali minacce alla conservazione degli ecosistemi lacustri. In questo scenario, è fondamentale monitorare la qualità delle acque e la salute degli organismi che popolano i laghi, per fare in modo che gli impatti dannosi vengano eliminati prima che le loro conseguenze diventino irreversibili.

La Bemberg

Gozzano, e più in generale il territorio cusiano, agli inizi del Novecento era un paese che offriva limitate opportunità di lavoro. Una parte della popolazione era costretta all’emigrazione, verso le grandi città italiane quando non all’estero.

Alla fine del 1926 iniziava la produzione la ditta “Bemberg” che attraverso un processo cuproammoniacale produceva filo sintetico a partire dai linters di cotone. Le ragioni che portarono alla scelta di Gozzano come sede della nuova attività furono essenzialmente queste:

  • La disponibilità di acqua molto pura, dolce, indispensabile per il processo industriale, prelevabile dal lago d’Orta.
  • La presenza di una ferrovia da cui era facilmente derivabile un ramo secondario a uso privato, sfruttando parte del tracciato della dismessa Gozzano – Alzo, per trasportare i prodotti chimici necessari e le merci prodotte.
  • La disponibilità di manodopera a basso costo caratteristica dell’area.

L’attività dell’azienda ebbe effetti importanti su Gozzano e l’intero bacino del lago d’Orta.

La necessità di manodopera diede subito lavoro a numerosissime famiglie gozzanesi, attirandone altre dai paesi circostanti. Nel 1930 la fabbrica, mentre gli impianti entravano a pieno regime, contava già mille dipendenti. L’emigrazione scomparve e il paese divenne terra di immigrazione.

Attorno alla Bemberg, soprattutto nel dopoguerra, si sviluppò un modello di welfare aziendale che influì profondamente sulla vita sociale ed economica di Gozzano. Attività sportive, dopolavoro, borse di studio permisero uno sviluppo che andava ben oltre l’assicurare alle famiglie il reddito da lavoro dipendente.

Pochi anni dopo l’avvio dell’attività si notò però un fenomeno inquietante. Nel lago d’Orta, da sempre pescosissimo e dove esisteva un’intensa attività di pesca professionale, i pesci erano scomparsi. Gli studi condotti alla fine degli anni Venti individuarono la chiave del problema. Le diverse specie di microorganismi planctonici, che costituivano la base della catena alimentare, erano estinte o ridotte ai minimi termini. Il principale indiziato di questo fenomeno era lo sversamento nelle acque del lago dei residui del processo cuproammoniacale, rame e ammoniaca, con effetti devastanti sui microorganismi planctonici e la conseguente estinzione dell’intera catena alimentare per mancanza di nutrimento. L’azienda prelevava infatti le acque del lago, utilizzandole per il processo industriale, scaricandole infine nel bacino cusiano, confidando nella loro diluizione.

Le voci che si levavano in difesa dell’ambiente erano però troppo poche e fu facile farle tacere, soprattutto nel contesto politico del Ventennio. Mettendo in dubbio i risultati degli studi scientifici la scomparsa dei pesci fu attribuita alla pesca, all’azione di disturbo delle nuove barche a motore e ad altre sorgenti di inquinamento che effettivamente si andavano moltiplicando con lo sviluppo industriale. Soprattutto, sulla bilancia della scelta che fu imposta tra “i pesci e gli uomini” fu facile gettare il peso determinante di centinaia di posti lavoro. I pescatori rimasti disoccupati furono assunti in fabbrica. Le famiglie trovarono opportunità economiche alternative all’emigrazione. Lo sviluppo economico fu anteposto alla salvaguardia dell’ambiente.

Un lago morto

La conformazione naturale del lago, con pochi immissari di rilievo e lo scarico delle acque a nord, a differenza di tutti gli altri laghi prealpini, aggravò il problema dell’inquinamento immesso abbondantemente nella parte meridionale.
Nel dopoguerra agli scarichi industriali della Bemberg si andarono a sommare quelli delle nuove fabbriche di rubinetteria che stavano velocemente sviluppandosi sulla sponda sud occidentale tra i comuni di San Maurizio d’Opaglio e Pella. Al rame già presente si aggiunsero i residui dei bagni galvanici aumentando la quantità di metalli tossici.
Dagli anni Cinquanta, esaurita la scarsa carica basica dei terreni circostanti, s’innescò un processo chimico di acidificazione delle acque che portò il livello del PH attorno ai 4. A causa dell’acidità i metalli restavano disciolti in soluzione ionica fortemente tossica per le forme viventi. Il lago d’Orta, diventato il più grande bacino d’acqua dolce acidificato al mondo, fu dichiarato morto.

Il 26 ottobre 1975, tre giorni dopo la diffusione della notizia dell’assegnazione a Eugenio Montale del Premio Nobel per la letteratura, sul Corriere della sera veniva pubblicata una poesia del poeta dal titolo Sul lago d’Orta in cui erano contenuti questi versi:
“È strana l’angoscia che si prova
in questa deserta proda sabbiosa erbosa
dove i salici piangono davvero
e ristagna indeciso tra vita e morte
un intermezzo senza pubblico. E’
un’angoscia limbale sempre incerta
tra la catastrofe e l’apoteosi
di una rigogliosa decrepitudine.
Se il bandolo del puzzle più tormentoso
fosse più che un’ubbia
sarebbe strano trovarlo dove neppure un’anguilla
tenta di sopravvivere.”

Il “liming” e la rinascita del lago

Il caso dell’inquinamento dell’Orta è stato ed è uno dei più studiati e conosciuti al mondo. Proprio l’esame di questa situazione estrema servì a definire le linee guida che trovarono una veste giuridica con la legge 319/1976 (“legge Merli”) che indicava in maniera dettagliata le sostanze inquinanti, ponendo dei limiti allo scarico nelle acque e alla loro concentrazione.

Le aziende dovevano ora trovare soluzioni alternative. Bemberg perfezionò i sistemi di recupero del rame e dei sali di ammonio già adottati a partire dagli anni Cinquanta vincendo anche un premio internazionale per aver purificato totalmente le acque reimmesse nel lago.

Nel 1990 anche le aziende del settore della rubinetteria si consorziavano costituendo il “Consorzio acque reflue” per il corretto smaltimento e trattamento dei reflui industriali con sede a Omegna. Depuratori per gli scarichi fognari civili furono nel frattempo costruiti dai comuni del bacino idrografico.

Contemporaneamente l’Istituto Idrobiologico di Pallanza, dopo un’approfondita analisi della situazione, individuò una soluzione tecnico scientifica per riportare il Ph su valori normali. L’esperienza scandinava aveva dimostrato la possibilità di combattere l’acidificazione dei piccoli laghi svedesi mediante il “liming”, vale a dire l’immissione di carbonato di calcio (CaCO3) basico per controbilanciare l’acidità. Per l’Orta, tuttavia, si trattava di una sfida complessa, mai tentata prima su un lago di così grandi dimensioni, oltre 18 chilometri quadrati di superficie per un volume di 1,3 chilometri cubici. Il vantaggio, in caso di successo, sarebbe stato far guadagnare circa 25 anni al lago, il tempo stimato per la totale neutralizzazione delle acque, anticipando il ritorno di condizioni favorevoli al ritorno della vita.

Il progetto vide la spontanea adesione di tutti i soggetti interessati. Oltre alla Provincia di Novara e ai comuni dell’area aderirono le rappresentanze industriali, compresa la stessa Bemberg. Incontri furono fatti con la popolazione per spiegare il progetto, che fu approvato da tutti e avviato, nonostante le perplessità di alcune associazioni ambientaliste che avrebbero preferito il non intervento.

Tra il 1989 e il 1990 il progetto entrò nella fase di realizzazione tecnica con l’immissione di 10.900 tonnellate di CaCO3 attraverso lo spargimento sulla superficie di 15.000 tonnellate di calcare naturale finemente macinato. L’ingente quantitativo necessario, nella granulometria e purezza prevista dal progetto, fu assicurato al solo costo del trasporto da una cava vicino a Erba che lo produceva come materiale di scarto dei processi estrattivi. Le operazioni furono realizzate con l’ausilio di una chiatta appositamente attrezzata con vasche per lo stoccaggio e la miscelazione del materiale e una pompa di lancio per la successiva irrorazione sulla superficie lacustre.

Tale operazione portò al veloce recupero delle condizioni chimiche ottimali, consentendo l’avvio del ripristino della comunità biologica che risulta ancora oggi in continua evoluzione con alcune specie ittiche ancora assenti rispetto alla situazione pre-inquinamento, quali Agone, Coregone, Salmerino Alpino, Triotto, mentre altre stanno progressivamente ripopolando il lago, come la specie di bivalvi d’acqua dolce Unio elongatulus.

Il contratto di lago del Cusio

A distanza di trentacinque anni dal liming, sono stati avviati diversi progetti per la tutela e la valorizzazione del lago e del territorio circostante per fronteggiare una serie di criticità minori derivanti dall’utilizzo a volte poco rispettoso dell’ambiente da parte dell’uomo; tra questi uno dei più significativi perché coinvolgente larga parte della comunità è il “Contratto di Lago del Cusio”. Questo genere di contratti di fiume e di lago, definiti come accordo di programmazione negoziata e partecipata della risorsa idrica a scala di bacino idrografico, è una modalità di gestione del territorio che coinvolge enti pubblici e privati per definire strategie e progetti aventi come obiettivo la tutela e la valorizzazione del corpo idrico e del territorio circostante.

Del Contratto di Lago del Cusio si è fatto promotore l’Ecomuseo del lago d’Orta e Mottarone, attivo dal 1997 nell’ambito della L.R. 31/95 e 13/18 per valorizzare la storia, le tradizioni e l’ambiente del territorio cusiano. Il Contratto è stato firmato il 13 novembre 2021 e conta oltre 130 firmatari tra enti locali, aziende private, scuole, associazioni sportive, associazioni culturali e di volontariato; tra queste spiccano le due Fondazioni Comunitarie oltre che ad una terza privata. La finalità condivisa tra tutti i sottoscrittori è quella di migliorare lo stato di qualità ecologica generale del lago d’Orta e del torrente Strona, in attuazione degli obiettivi definiti dalla Comunità Europea in materia di tutela delle acque. Obiettivo non secondario è il conseguimento di un ulteriore sviluppo ecosostenibile del territorio circumlacuale, attraverso uno strumento condiviso che integri le politiche ambientali di tutela delle acque lacustri e fluviali con quelle della protezione dal rischio idraulico e dello sviluppo locale. Il Contratto si pone, quindi, più in generale, un obiettivo di riqualificazione e valorizzazione dell’intero territorio interessato. Tale strumento oltre ad essere passato al vaglio della Valutazione Strategica Ambientale della Regione Piemonte, si ispira e si allinea agli obiettivi della Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

I macro-obiettivi specifici, che in coerenza con le politiche di programmazione regionale, che per rilevanza e complessità necessitano di un approccio integrato su area vasta, sono:

A.      Riduzione dell’inquinamento (prevenzione e contrasto degli sversamenti, pulizia rifiuti e riduzione fonti di inquinamento, raggiungimento certificazioni ambientali, mappatura digitale progressiva delle reti fognarie).

B.      Riqualificazione condivisa del territorio (messa in rete degli interventi di valorizzazione già avviati, coordinamento delle azioni di ripulitura manutentiva periodica tramite interventi volontari; cambio e condivisione di informazioni tra enti locali, sviluppo del turismo culturale e sportivo sostenibile).

C.      Ecosistema lago (studio dell’ecosistema, delle componenti biotiche e abiotiche, definizione di progetti di monitoraggio e valutazione degli impatti).

D.      Educazione alla sostenibilità ambientale (formazione, sensibilizzazione e coinvolgimento della popolazione, nelle sue diverse componenti e fasce d’età).

Il Contratto impegna i sottoscrittori, che aderiscono su base volontaria, al raggiungimento degli obiettivi rappresentati dalle tematiche generali, ciascuno con le proprie competenze e responsabilità e con l’impegno  di proprie risorse.  Qui il link al sito del Contratto di lago del Cusio      https://sites.google.com/view/contratto-lago-cusio/home-page

Oltre ad oltre un centinaio di micro progetti già conclusi o in avanzato stato di esecuzione, tra i più importanti, sia per risorse coinvolte sia per l’estensione degli interventi, si ricordano:

·         Progetto Ecolago, iniziato nel 2020 e finalizzato alla sensibilizzazione della comunità sulle tematiche relative la conservazione degli ambienti di canneto lacustre e dell’importanza della rivitalizzazione della filiera del castagno, sostenuto dalla Fondazione della Comunità del Novarese.

·         Progetto di Riqualificazione dei canneti del lago d’Orta Iniziato nella primavera 2023 presso il lido di Gozzano, che è la più grossa oasi naturale perilacuale del Cusio, e poi esteso a tutto il lago per oltre 2800 metri lineari di costa.

·         Progetto RisOrta, con capofila Ecomuseo e partner IRSA-CNR (resp. Scientifico), finanziato dal Fondo per l’Ambiente Italiano e finalizzato a una prima sperimentazione del monitoraggio delle acque attraverso l’utilizzo delle cozze di acqua dolce come bioaccomulatori e la verifica sperimentale dell’utilizzo delle stesse come sistema di biomonitoraggi mediante l’applicazione di sensori (microchip) sugli animali per monitorarne lo stato di salute.

·         Progetto CUSIO2030 con a capofila la Provincia d Novara e partner IRSA-CNR (resp. Scientifico), Ecomuseo e Ass. Amici del Fermi (2023-2026). Prevede la reintroduzione di quattro specie autoctone (il Pigo, il Lucio Italico, l’Agone, e la Trota Marmorata), con la prospettiva di riclassificare il lago come di buona qualità biologica.

·         Progetto I segreti del Lago, sostenuto dalla Fondazione della Comunità del Novarese, con capofila ecomuseo e partner I.C. San Giulio. Iniziato nel 2024 prevede l’installazione di una telecamera subaquea PERSICAM a cura dell’associazione LA PINTA. Grazie a questo “occhio sotto l’acqua”, o meglio un sistema tecnologico di visione in continuo, è possibile per ricercatori o semplici curiosi seguire “in diretta“le vicende della vita subacquea. Oltre a questa installazione si sono organizzate lezioni di educazione ambientale, in classe e sul territorio per le scuole dell’Istituto Comprensivo “San Giulio”. Da segnalare che parallelamente il plesso della primaria di  San Maurizio d’Opaglio ha ottenuto, prima scuola in Piemonte a ottenere questo riconoscimento, la bandiera Verde come Eco-School rilasciata dalla FEE. L’iniziativa è stata avviata in stretto collegamento con il percorso che ha portato il comune di San Maurizio d’Opaglio, ad altissimo tasso di industrializzazione nel campo della rubinetteria, ad ottenere la seconda bandiera blu del lago d’Orta per la spiaggia di Lagna. Ecomuseo ha inoltre organizzato per gli insegnanti e il pubblico generale, un corso base di Limnologia che ha avuto un grosso successo con una media di partecipazione di oltre 100 persone per seduta, e con la qualifica finale di ben 32 “Sentinelle del lago”, volontari formati per segnalare eventuali problematiche e coadiuvare le future attività ambientali.

Attualmente siamo in piena attività con Il progetto denominato INTEGRATE, che  è in piena continuità con le attività sopra descritte, in quanto rappresenta una ulteriore “integrazione delle indagini scientifiche”, che partendo da un censimento di tutti gli immissari, compresi quelli molto piccoli, verifica, attraverso metodi di ricerca innovativi, la presenza dei nuovi contaminanti nei sedimenti tramite bioaccumulatori autoctoni. Questo progetto è i sostenuto da Tutti i 130 sostenitori del Contratto di Lago.

1)      Identificare il potenziale contributo degli immissari alla contaminazione del lago;

2)      Fornire indicazioni sulla presenza di contaminanti ambientali nel bacino lacustre, con particolare attenzione ai contaminanti emergenti di origine industriale (e.g. plasticizzanti, surfattanti) e domestica (e.g. farmaci, prodotti per la cura personale). In aggiunta verrà svolta una caratterizzazione quali-quantitativa delle plastiche presenti nelle acque superficiali del lago.



Potrebbe interessarti

L’effetto serra

L’11 dicembre 2020, in occasione del V anniversario dell’Accordo di Parigi, la Commissione Europea ha approvato un protocollo ambientale che prevede che entro il...

Premio di Laurea Sostenibilità e responsabilità sociale d’impresa

Rotary Borgomanero e Arona finanzia un premio di laurea dell’importo di € 1.000 (mille euro) in favore di uno studente che abbia prodotto una...

Un’alimentazione sostenibile

Gli alimenti vengono prodotti con un notevole dispendio di risorse, spesso trasportati per centinaia se non migliaia di chilometri, conservati in celle frigorifere o...

Cubo CO2

Cubo CO2. Dal 9 al 13 giugno in Largo Vidale, sul lungolago di Arona (NO) ci sarà un grande cubo gonfiabile alto più di...