Il riscaldamento globale

Il riscaldamento globale

La somma delle emissioni di gas serra causate dalla combustione delle fonti energetiche di  origine fossile (petrolio, carbone, gas naturale), la deforestazione, insieme ai vari processi  industriali e agricoli, stanno alterando la composizione dell’atmosfera e provocando il  riscaldamento globale (global warming). 

La temperatura media globale è già aumentata di circa 1,2 °C dall’epoca pre-industriale, con  effetti negativi visibili in tutto il mondo: improvvise ondate di calore e di freddo, incendi  boschivi, trombe d’aria, piogge torrenziali, alluvioni, ecc. 

Questi fenomeni si verificano sempre più frequentemente anche nel nostro territorio, ma  provocano danni soprattutto nelle parti più povere e vulnerabili del mondo, che tra l’altro  contribuiscono in maniera assai limitata alle emissioni complessive, rispetto ai paesi più  industrializzati. 

L’internazionale Accordo di Parigi del 2015 ha stabilito un quadro globale di azioni per  evitare pericolosi cambiamenti climatici, limitando il riscaldamento globale al di sotto dei 2  °C, e proseguendo con gli sforzi, per contenerlo entro 1,5 °C

Un’analisi approfondita dei dati a disposizione dimostra che ridurre, e ancora di più azzerare,  le emissioni può essere ottenuto solo tramite profondi cambiamenti strutturali. 

Ciò richiede una trasformazione dei sistemi di produzione dell’energia, della mobilità delle  persone e delle merci, delle abitazioni e degli insediamenti, dell’industria e dell’agricoltura. 

Una tale trasformazione richiede innovazioni tecnologiche, sociali e culturali, che offriranno  diverse opportunità: oltre a raggiungere l’obiettivo climatico, si otterranno benefici per la  qualità della vita di ogni essere vivente, localmente e globalmente.

Per frenare l’aumento della temperatura globale, limitandolo entro 1,5 °C, le emissioni  globali devono essere azzerate entro il 2050. Per centrare questo obiettivo, in gran  pare del mondo industrializzato, come primo step, le emissioni climalteranti devono  essere più che dimezzate nel decennio 2020-2030.

Traiettorie Liquide

A giugno 2020, al termine di una splendida stagione sciistica culminata con la vittoria della Coppa del Mondo Generale – prima di lei gli unici azzurri a riuscirci sono stati Thoeni, Gros  e Tomba – Federica Brignone è salita allo Stelvio, sul ghiacciaio vallivo dei Forni, il secondo più grande  d’Italia per scattare questa foto di forte impatto emotivo: un ghiacciaio spoglio.

Nel 1800 il ghiacciaio copriva una superficie di 20 km quadrati, ma nell’arco di un  secolo ha perso metà della sua superficie.

Dal 1986 il glaciologo Giuseppe Cola studia il ghiaccio: “Da quando faccio rilievi quassù le  temperature si sono alzate di oltre un grado, ma si sono anche ristretti gli inverni e  allungate le estati, e si sono ridotti gli accumuli: invece di nevicare, ormai piove. Alla velocità  di cento metri l’anno, la fronte del ghiacciaio si è sempre più ristretta e assottigliata fino al  collasso definitivo con la decomposizione della sua parete inferiore.”

“Traiettorie Liquide” è il progetto di sostenibilità ambientale di Federica Brignone che si pone l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dell’inquinamento dell’acqua in ogni sua forma.



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